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Scopo Intended IVD: Perché conta più che mai sotto IVDR

In base a IVDR, sono necessari criteri d'uso chiari e specifici per l'uso previsti da IVD e presentano sfide significative per i produttori che cercano il marchio CE e l'accesso al mercato globale. Con le scadenze di conformità aggiornate che si avvicinano, come possono i produttori gestire il rischio ed evitare ritardi normativi e interruzioni nelle loro strategie di mercato?

Pubblicato il:
21 marzo 2025

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su MedTech Intelligence.

A cura del Dr. Oliver Eikenberg

Per i fabbricanti di IVD, la destinazione d'uso è sempre stata un aspetto fondamentale del dispositivo medico, in quanto ne definisce le indicazioni (claims) e l'impiego all'interno di uno specifico contesto clinico. Tuttavia, ai sensi del Regolamento europeo sui dispositivi medico-diagnostici in vitro (IVDR), questa definizione assume oggi un peso normativo ancora maggiore. L'IVDR impone una precisione senza precedenti nel modo in cui i fabbricanti descrivono la destinazione d'uso, influenzando ogni aspetto: dalla classificazione del dispositivo e la gestione dei rischi, fino alla valutazione clinica e all'approvazione per l'immissione in commercio.

La transizione dalla Direttiva IVD (IVDD) all'IVDR segna una svolta fondamentale nelle aspettative dei regolatori. I fabbricanti non possono più affidarsi a destinazioni d'uso formate in modo generico; al contrario, l'IVDR richiede criteri chiari e specifici che definiscano come viene impiegato il test, su quali soggetti, in quale contesto clinico e con quali limitazioni. Le linee guida ufficiali della Commissione europea confermano questo cambiamento, ponendo l'accento sull'introduzione di un sistema di classificazione basato sul rischio e su requisiti più rigorosi in materia di evidenze cliniche.

Sebbene questi cambiamenti migliorino la sicurezza dei pazienti e la trasparenza, essi introducono al contempo sfide significative per i fabbricanti che mirano alla marcatura CE e all'accesso al mercato globale. Con le scadenze per la conformità all'IVDR che si avvicinano, i fabbricanti che non agiscono immediatamente rischiano di rimanere indietro rispetto ai concorrenti, affrontando ritardi normativi e compromettendo la propria strategia commerciale.

Perché l'IVDR ha rafforzato i requisiti relativi alla destinazione d'uso?

L'IVDR introduce due modifiche fondamentali che hanno un impatto diretto sui fabbricanti. In primo luogo, sostituisce il precedente approccio di classificazione basato su elenchi predefiniti con un sistema di classificazione basato sul rischio, allineato agli standard normativi internazionali. Questo sistema suddivide gli IVD in quattro classi, da quella a basso rischio (Classe A) a quella ad alto rischio (Classe D), garantendo che la supervisione normativa sia proporzionata al rischio per il paziente. In secondo luogo, l'IVDR pone una forte enfasi sulle evidenze cliniche, richiedendo ai fabbricanti di andare oltre la sola validazione analitica e di dimostrare le prestazioni reali dei loro dispositivi in contesti clinici effettivi.

A differenza della IVDD, in cui la classificazione di un dispositivo IVD dipendeva in gran parte dall'analita misurato, l'IVDR prende in considerazione il contesto d'uso clinico nel suo complesso, la popolazione target e l'eventuale integrazione del dispositivo con altre tecnologie. Questo cambiamento, delineato nell'Allegato I, punto 20.4.1(c), impone ai fabbricanti di definire con precisione le modalità d'uso del test, il gruppo specifico di pazienti a cui si rivolge e se esso sia destinato a diagnosi, screening o monitoraggio. Tali modifiche influenzano significativamente i percorsi di conformità normativa, rendendo il processo di classificazione più rigoroso e richiedendo una giustificazione molto più solida da parte dei fabbricanti.

Come questo influisce sui fabbricanti di IVD

Per la prima volta, i fabbricanti di IVD devono definire esplicitamente le proprie dichiarazioni sulla destinazione d'uso in conformità con i nuovi standard dell'IVDR. Sotto la IVDD, le dichiarazioni sulla destinazione d'uso erano spesso generiche e di natura puramente analitica. Un claim tipico poteva limitarsi a indicare che un test IVD era destinato a misurare un parametro specifico nel plasma umano ed era riservato al solo uso professionale. Con l'IVDR, invece, lo stesso test deve ora include dettagli precisi sulle modalità di esecuzione (se si tratti di un processo automatizzato o manuale), sul tipo di campione utilizzato, sulla fascia di età specifica e sulla condizione clinica target, nonché sull'eventuale indicazione per lo screening, la diagnosi o altre applicazioni cliniche.

Questo cambiamento limita la flessibilità di cui i fabbricanti godevano in passato. Con i requisiti più severi dell'IVDR, i medici devono ora attenersi rigorosamente alla destinazione d'uso dichiarata. Qualora un laboratorio utilizzi il test al di fuori delle indicazioni definite dal fabbricante, tale impiego verrebbe considerato come uso off-label, richiedendo un'ulteriore validazione da parte del laboratorio stesso. Questa limitazione rappresenta una sfida notevole soprattutto per i fabbricanti orientati alle vendite, in quanto può restringere le modalità di commercializzazione e di adozione dei dispositivi nella pratica clinica. Di conseguenza, molti dispositivi IVD legacy che hanno superato l'iter di valutazione dell'Organismo Notificato (NB) e sarebbero pronti per la commercializzazione ai sensi dell'IVDR vengono ancora commercializzati ai sensi della IVDD.

Al di l'à degli adeguamenti di carattere normativo, queste modifiche comportano rilevanti sfide operative e finanziarie, in particolare per i fabbricanti di piccole e medie dimensioni che potrebbero non disporre delle risorse necessarie per gestire la transizione in modo efficiente. A differenza delle grandi multinazionali dotate di team regolatori dedicati, le realtà più piccole si trovano a dover navigare tra le complessità della conformità bilanciando i costi legati alla raccolta delle evidenze cliniche, all'aggiornamento dei file di gestione del rischio e alla garanzia di coerenza di tutta la documentazione.

Come le autorità regolatorie utilizzano la destinazione d'uso per classificare gli IVD ai sensi dell'IVDR

La destinazione d'uso non rappresenta una mera descrizione del dispositivo: essa costituisce la base stessa per la classificazione ai sensi dell'IVDR, con ripercussioni su ogni aspetto, dalla valutazione del rischio al processo di valutazione della conformità. Ad esempio, un reagente integrato in un sistema automatizzato può richiedere un controllo normativo più approfondito, che comporta anche la revisione del relativo strumento e del software. Allo stesso modo, un dispositivo IVD classificato come Companion Diagnostic richiederà un coordinamento con le autorità competenti nazionali o con l'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) al fine di garantire il perfetto allineamento con l'approvazione del farmaco associato.

Per gli IVD ad alto rischio, in particolare quelli di Classe D, è richiesto il coinvolgimento dei laboratori di riferimento dell'Unione Europea (EURL) per verificare le prestazioni e l'affidabilità del dispositivo. Prima che un Organismo Notificato possa avviare la valutazione della documentazione tecnica (TDA), deve validare la dichiarazione sulla destinazione d'uso formulata dal fabbricante rispetto agli otto criteri delineati nell'Allegato I, punto 20.4.1(c). Qualora le informazioni fornite risultino poco chiare o incoerenti, al fabbricante può essere richiesto di revisionare non solo la dichiarazione di destinazione d'uso, ma anche i documenti correlati, quali la relazione di valutazione delle prestazioni e la valutazione dei rischi. In alcuni casi, i fabbricanti potrebbero dover condurre ulteriori studi clinici, ritardando l'iter di marcatura CE e l'ingresso sul mercato.

I rischi aziendali di una destinazione d'uso inadeguata

La mancata definizione di una destinazione d'uso chiara e conforme all'IVDR può comportare gravi rischi aziendali. Una delle conseguenze più immediate riguarda l'impatto sulla documentazione tecnica. Se la destinazione d'uso non è allineata con i requisiti specifici dell'IVDR, i fabbricanti potrebbero dover aggiornare una vasta gamma di documenti, tra cui i file di gestione del rischio, le relazioni sulle evidenze cliniche e le istruzioni per l'uso. Tali revisioni possono richiedere tempi lunghi e costi elevati, soprattutto per le aziende con ampi portafogli di prodotti in transizione dalla IVDD all'IVDR.

Al di là delle difficoltà di redazione della documentazione, il mancato rispetto dei requisiti di destinazione d'uso previsti dall'IVDR può causare ritardi nelle tempistiche di revisione da parte dell'Organismo Notificato. Ai sensi del Regolamento (UE) 2024/1860, è previsto un periodo di revisione di 2,5 anni per i dispositivi legacy e, qualora una dichiarazione sulla destinazione d'uso venga ritenuta insufficiente, l'Organismo Notificato potrebbe respingere la domanda o collocarla in fondo alla coda di valutazione. Considerata l'elevata richiesta di servizi degli Organismi Notificati nell'ambito dell'IVDR, simili ritardi rischiano di far superare ai fabbricanti le scadenze normative, impedendo loro di commercializzare legalmente i propri dispositivi nell'UE.

Tali rischi si estendono ben oltre il mercato dell'UE. Molti paesi riconoscono la marcatura CE como prerequisito per la registrazione; pertanto, se un dispositivo IVD non ottiene tempestivamente la marcatura CE, potrebbe incontrare ostacoli normativi anche nei mercati extra-UE. Ciò rischia di compromettere le strategie di commercializzazione a livello globale, costringendo le aziende a investire ulteriori risorse in percorsi regolatori alternativi o a rischiare di perdere quote di mercato.

La conformità all'IVDR è un imperativo strategico

Il passaggio dalla IVDD alla IVDR rappresenta molto più di un semplice cambiamento normativo: ridefinisce radicalmente il modo in cui i fabbricanti di IVD definiscono e posizionano i propri prodotti. La destinazione d'uso riveste oggi un ruolo centrale ai fini della conformità, influenzando direttamente la classificazione, la gestione del rischio, la validazione clinica e la capacità di un prodotto di ottenere la marcatura CE e accedere al mercato dell'UE. A fronte di un controllo normativo sempre più rigoroso, destinazioni d'uso vaghe o eccessivamente ampie non sono più sostenibili. Ogni dettaglio deve essere preciso, giustificato e allineato ai requisiti dell'IVDR.

Allo stesso tempo, questa transizione offre un'opportunità. I fabbricanti che adottano un approccio proattivo alla conformità possono trasformare il più rigido quadro normativo dell'IVDR in un vantaggio competitivo. Una destinazione d'uso ben definita non solo accelera i processi di approvazione, ma rafforza anche la credibilità nei confronti delle autorità regolatorie e degli operatori sanitari. In definitiva, chi si adegua tempestivamente si troverà in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti ancora alle prese con le sfide della conformità, garantendo una maggiore stabilità in un panorama normativo in continua evoluzione.

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